La storia di Michele è particolare, direi singolare.  Quarantotto anni, tre figli, dirigente d’azienda vive nel lodigiano. Cresce nel cuore della periferia milanese. “In quegli anni vigeva la legge del più forte.  Io sono stato fortunato, – racconta Michele – me la sono cavata sempre. Se penso agli amici di quel tempo, mi viene la pelle d’oca: qualcuno è finito  in carcere, qualcun altro  in clinica psichiatrica, altri a miglior vita. Sono scampato grazie al mio angelo custode”.

 Il tuo angelo custode?

Si, al mio angelo, lui mi ha impedito di finire chissà come, chissà dove   e mi ha salvato dai pericoli più grandi. L’angelo, mi ha guidato, ha vegliato, ha evitato che finissi nell’inferno senza ritorno, senza speranza.

 Vuoi raccontarmi qualche episodio?

E’ difficile per me aprire la stanza di quei ricordi. Erano tempi bui e, senza lui, l’angelo, forse non sarei qui. Negli anni della periferia milanese,  invocavo l’angelo e lui arrivava, ora, durante la tragedia di Stefano, lui si è trasformato in un semplice spettatore.

Come si manifestava il tuo angelo?

Percepivo nella mia mente  una voce, una presenza e da lui arrivavano i consigli giusti, seguivo le sue indicazioni, i suoi suggerimenti,  dove non  arrivavo io  ci pensava lui. Guarda che è tutto vero.

Il 18 gennaio 2011, quando Stefano, mio figlio di 17 anni, si sente male  l’angelo, però,  non dice nulla. Mi reco al Pronto Soccorso. Arresto cardiaco causato da una crisi d’asma. I medici intervengono . Sono ottimisti: Stefano potrà migliorare, ma ci vorrà molto tempo. Dopo sei mesi Stefano inizia una fase di riabilitazione fisioterapica. Ma la speranza dura poco. Trascorsi pochi mesi Stefano ha un’ischemia celebrale. La diagnosi è terribile: stato di minima coscienza meglio conosciuto come Stato Vegetativo”.

E allora?

Mi informo  cerco e dopo aver visitato diversi centri, scelgo il Centro SLAncio.

Perché SLAncio?

Capisco che a SLAncio, oltre alle cure mediche adeguate, si vive e si respira  un clima familiare, di attenzione e di ascolto, un clima amorevole che aiuta Stefano e anche noi. Mia moglie non lavora. Mia moglie, passa gran parte della giornata a SLAncio, con Stefano.

Che relazione hai con Stefano adesso?

E’ una relazione difficile, complessa. Le reazioni di Stefano sono per noi un mistero: ogni tanto sembra che rida, in  verità  reagisce a suo modo ai nostri stimoli. Mia moglie ed io viviamo un  grande dolore.

E l’angelo?

Solo silenzio. Da quando  Stefano si è ammalato, è sparito. Prima lo vedevo, gli parlavo. Fin da bambino mi ha tirato fuori dai guai. L’ho invocato, ho chiesto aiuto, ma nulla è accaduto. Ora non credo più agli angeli.

Esattamente il 18 gennaio 2014 all’inaugurazione di SLAncio  hai detto …

Sì, ho detto di credere  in un altro genere di angeli, in coloro che hanno un aspetto più umano e che ogni giorno qui a SLAncio accompagnano noi e Stefano: sono gli operatori, gli infermieri, i medici, il personale. Non hanno orari, sono pronti ad ascoltarti a starti vicino. In un’epoca di indifferenza dove la tecnica regna sovrana tutto questo non è poco, anzi è un grande sollievo, mi aiuta ad andare avanti, a credere nella vita.

E il futuro?

I medici sono stati chiari: sarà quasi impossibile che Stefano migliori. Nutro la speranza di veder sorridere mia moglie, di ritrovare brevi momenti di gioia, un sorriso, una battuta spensierata. Desidero che Stefano non soffra e che noi ritroviamo una serenità che ancora non abbiamo. La mia vita a volte è confusa,   colma di pensieri, domande, preoccupazioni. Poi, ogni tanto, penso all’angelo, al suo mutismo, al silenzio di Dio. Ne ho parlato  anche con dei religiosi,  il silenzio e il mistero ci avvolge. Poi cerca il mio sguardo, mi fissa e domanda: e tu cosa pensi della Fede? Tu Credi? 

intervista a cura di Fabrizio Annaro