Dei suoi pazienti, dei parenti conosce tutto. Non è esagerato dire che vive ogni giorno la loro vita,  i momenti di luce, come quelli di oscurità.   

Mauri per anni vi siete occupati di anziani, adesso avete  aperto  una struttura per malati neurologi gravi come stati vegetativi e malati di SLA, perché?

L’idea è  maturata grazie ai familiari dei malati. L’abbiamo fatto con lo  stesso spirito con il quale portavamo la legna agli anziani: offrire alle persone cure amorevoli  e qualificati servizi di assistenza.

Perché l’avete chiamato SLAncio? Vogliamo credere nella vita in qualunque momento. Non dobbiamo pensare che un malato di SLA sia un vegetale. La sua mente, la sua anima, è viva  e grazie alla tecnologia  è in grado di comunicare  il suo amore per la vita ed anche il suo travaglio.

Nel Centro Slancio c’è anche un Reparto Hospice …

La fine della vita si preferisce dimenticarla,  nasconderla. Abbiamo paura  della morte, ma non possiamo evitarla. Oggi si muore fuori casa, in ospedale, in una casa di riposo, in un Hospice e così si allontana il problema. Eppure noi credenti non dico che dovremmo  fare  festa, come è d’uso  in alcune culture,  ma dovremmo essere più autentici.

Molti preferiscono non parlare della morte …

E’  un falso rispetto il non parlare della morte.  Io vorrei che di fronte ad una malattia i miei cari non mi nascondessero la situazione in modo da  avere il tempo per   ripensare, sistemare e prepararmi. Oggi le strutture per anziani sono giustamente concentrate nell’offrire servizi di cura di alta qualità, ma credo  siano anche chiamate a stimolare una cultura del fine vita.

In tutti i nostri centri ed in particolare all’Hospice di  SLAncio, psicologo, medico, infermiere insieme al paziente e ai familiari cercano di scoprire il senso di questo momento, di questa fase finale. Lo fanno  con l’umiltà  e la certezza che dietro quella porta rimane il mistero. Con padre Piero, nostro cappellano, proponiamo la benedizione comunitaria. E’ un momento di grande intensità, di mediazione,  di ripensamento. Leggo la testimonianza, fra le tante, quella  di una figlia: “Ci voleva tutto questo per salutarti papà e accompagnarti  su quel treno che chissà dove ti ha  portato. Ci voleva un ambiente e persone così, che con semplicità ci hanno aiutato a comprendere il momento, ad essere per te  l’utero di una nuova nascita misteriosa, indecifrabile.”

 Quanto è importante la Provvidenza?

Credo nella Provvidenza. Se non credessimo nella Provvidenza noi de La Meridiana non avremmo potuto realizzare quello che è stato fatto fin ora.  Ho la certezza che il Padre Eterno ci aiuta, ci guida, e che, nel nostro caso,  si serva di persone semplici per fare cose grandi nonostante i loro limiti e le loro esiguità.